“UN MONDO IN FIAMME”

FESTIVAL DEL GIORNALISMO VERONA

Il Festival del Giornalismo di Verona 2026 si è confermato anche quest’anno come un appuntamento vivace e coinvolgente, capace di mettere al centro il dialogo tra informazione, imprese e cittadini. Un clima aperto, ricco di idee e confronto, in cui si è respirata una forte voglia di capire e interpretare il presente”.

In questo contesto, a tutta l’organizzazione del Festival si è associata Zanolli Forni. Il Main sponsor ha avuto il piacere di partecipare non solo sostenendo l’iniziativa, ma contribuendo attivamente al suo approccio culturale.

Uno dei momenti più interessanti è stato senza dubbio l’incontro con Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio 24, da sempre attento osservatore dei temi economici e dell’evoluzione del giornalismo. Un evento molto seguito, capace di catturare l’attenzione del pubblico fin dalle prime battute.

A rendere l’incontro ancora più speciale è stata la mia presentazione, curata con l’anima del Festival Ernesto Kieffer. Un momento introduttivo dal tono diretto e autentico, che ha saputo creare subito connessione con il pubblico e valorizzare il senso della collaborazione tra impresa e cultura.

“Un mondo in fiamme” era il tema di quest’anno e Sebastiano Barisoni è intervenuto in un panel di discussione dedicato a un tema molto preciso: Economia di pace, economia di guerrainsieme ad altri ospiti del mondo economico e giornalistico. Il suo intervento rientrava a pennello nella giornata dedicata a conflitti internazionali, geopolitica e trasformazioni dell’economia globale nel non semplice tentativo di interpretare un mondo attuale segnato da guerre, crisi, cambiamenti strutturali e comportamentali.

In altre parole: come la guerra cambia l’economia globale e quali alternative esistono in un’ottica di pace, collegando finanza, geopolitica e attualità. Con Barisoni c’erano: Anna Zafesova (esperta di Russia), Giorgio Arfaras (economista), Chiara Albanese (Bloomberg) per dare vita a un confronto economico-geopolitico di alto livello.

Economia di guerra: cosa significa davvero oggi? 

Non solo produzione militare, come solo superficialmente alcuni pensano, ma: più spesa per difesa, interventismo statale nei settori strategici, inflazione da conflitto per l’aumento spesa in energia e materie prime, frammentazione e riconsiderazione delle alleanze mondiali.

Eppure, se è vero che l’economia in tempo di pace non è solo assenza di guerra, l’idea che la globalizzazione fosse una “economia di pace” oggi si sta incrinando. L’idea del commercio globale aperto, dell’interdipendenza economica, degli investimenti in innovazione e crescita, della stabilità finanziaria parrebbero in forte difficoltà.

Il timore è proprio questo: il ritorno della guerra come fattore economico strutturale, non episodico.

Guerra in Ucraina, tensioni USA–Cina, ruolo dei BRICS, crisi dell’ordine liberale.  Stiamo passando da un’economia globale integrata, almeno così la definivamo, a una economia a blocchi contrapposti (oltreché alla “Terza Guerra Mondiale a pezzi”, citando Papa Francesco).

Gli impatti concreti sul nostro vivere continentale e italiano in primis, come chiedeva qualcuno in sala, sono già visibili: aumento del costo dell’energia, ripensamento delle politiche industriali europee, riconsiderazione debito pubblico vs spesa militare, ulteriore aggravio nelle competitività delle nostre imprese.

Questi scenari ricadono sulla vita economica reale, “Eppure non farei cambio con nessuna altra democrazia o giudicata tale. Finiamola di trattare male la nostra Europa!”, sottolinea con forza Sebastiano Barisoni. Più sicurezza, più spesa militare. Più spesa militare, meno risorse per welfare e sviluppo. È una tensione tipica dell’economia contemporanea: “Non c’è nulla da fare. Non possiamo sempre contare sui contribuenti americani. Specie ora che comanda il biondo”. Difficile dare torto al vicedirettore di Radio 24. E poi il monito veniva già da “nonno” Biden… ricordiamocelo.

Come le guerre stiano trasformando strutturalmente l’economia globale, come stiamo uscendo dall’era della globalizzazione “di pace” e quali conseguenze concrete ci siano e ci saranno per Europa e Italia sono questioni davvero inquietanti e di difficile previsione, sostengono in coro dal palco.

L’energia della sala ha reso evidente quanto questi momenti di confronto siano importanti. Non si è trattato solo di ascoltare, ma di partecipare attivamente, creando un vero dialogo tra palco e pubblico.

A mio modo di vedere, la presenza di Zanolli Forni al festival del Giornalismo di Verona è stata molto più di una sponsorizzazione: è stata un’occasione per sostenere concretamente la diffusione di un’informazione di qualità e per rafforzare il legame con il territorio, così come già da molti anni facciamo in altri ambiti culturali nonché sportivi.

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Sono imprenditore nel settore metalmeccanico per la ristorazione professionale e da oltre trent’anni seguo l’omonima azienda di famiglia, riferimento industriale del Made in Italy dal 1952. Leggi tutto

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