Ci sono luoghi che sembrano lontani non solo nello spazio, ma anche nel tempo.
L’Isola di Pasqua è uno di questi.
Siamo nel mezzo dell’Oceano Pacifico, a oltre 3.500 chilometri dalla costa del Cile. Un puntino di terra vulcanica circondato dal blu più profondo che si possa immaginare. Ed è forse proprio questo isolamento estremo ad aver reso l’isola così misteriosa, affascinante e, ancora oggi, poco visitata.
Appena si arriva, la prima sensazione è quella di silenzio. Un silenzio pieno, mai vuoto. Rotto solo dal vento, dall’oceano e dall’erba che si muove sulle colline. Qui la natura è protagonista assoluta: paesaggi aperti, cieli immensi, scogliere nere di lava e prati verdi che sembrano non finire mai.
L’Isola di Pasqua, che i suoi abitanti chiamano Rapa Nui, è famosa nel mondo per i suoi Moai: le gigantesche statue di pietra che osservano l’interno dell’isola con uno sguardo enigmatico. Ce ne sono quasi 900, scolpite secoli fa nella roccia vulcanica. Ma vederle dal vivo è tutta un’altra cosa.
Non sono semplicemente “statue”: sono presenze. Ogni Moai racconta una storia di antenati, di clan, di spiritualità e di un legame profondo con la terra.
Uno dei luoghi più emozionanti è Ahu Tongariki, la piattaforma cerimoniale più grande dell’isola, con quindici Moai allineati di fronte all’oceano. All’alba, la luce del sole che sorge alle loro spalle trasforma tutto in qualcosa di quasi irreale. È uno di quei momenti in cui ti rendi conto di essere davvero molto lontano da casa… e incredibilmente fortunato.
Ma l’Isola di Pasqua non è solo archeologia. È anche natura selvaggia.
I vulcani spenti, come Rano Kau, con il suo cratere immenso ricoperto di vegetazione, sembrano mondi a parte. Dall’alto si vede l’oceano infrangersi sulle scogliere, mentre all’interno del cratere cresce un lago sospeso nel tempo.
E poi ci sono le spiagge. Anakena, con la sua sabbia chiara e le palme, è una sorpresa totale: un angolo quasi tropicale che contrasta con il resto dell’isola, più ruvida e selvaggia. Qui, secondo la leggenda, sbarcarono i primi abitanti polinesiani. Fare il bagno in queste acque significa letteralmente entrare nella storia.
Rapa Nui è anche una cultura viva. Non un museo a cielo aperto, ma una comunità orgogliosa delle proprie radici. La lingua, le danze, i tatuaggi tradizionali, le feste come il Tapati, raccontano un popolo che ha saputo resistere all’isolamento, alle difficoltà e ai cambiamenti, mantenendo una forte identità.
Forse è proprio per questo che l’isola è ancora poco visitata: arrivarci richiede tempo, rispetto e lentezza. Non è una meta da “mordi e fuggi”. È un luogo che si concede solo a chi è disposto ad ascoltare, osservare e rallentare.
E mentre cammini tra i Moai, lungo le scogliere o sulle strade quasi deserte, ti rendi conto che l’Isola di Pasqua non è solo un viaggio geografico. È un viaggio mentale. Ti mette davanti al senso del tempo, della memoria, e al rapporto profondo tra l’uomo e la natura.
E una delle frasi più rappresentative della cultura Rapa Nui lo sintetizza così:
“Iorana, e tahi, e rua, e toru te tangata”. Frase che richiama all’unità e alla comunità: una persona da sola conta poco, insieme agli altri diventa forza e continuità.
Il mio tour è stata una scoperta continua. Il 2 ottobre 2024 ho avuto la fortuna di assistere a uno degli spettacoli più incredibili della natura: l’eclissi solare anulare. E proprio all’Isola di Pasqua.
Per pochi minuti il Sole si è trasformato in un perfetto “anello di fuoco”, sospeso sopra l’oceano e i Moai in silhouette. Un silenzio surreale, occhi puntati al cielo, la consapevolezza di vivere qualcosa di rarissimo che non tornerà qui per secoli.Un momento che mi ha ricordato quanto siamo piccoli e quanto sia straordinario il nostro pianeta.
E spero che, attraverso il video, possiate sentire anche voi un po’ di quel vento, di quel silenzio e di quella magia che rendono Rapa Nui uno dei luoghi più straordinari e ancora misteriosi del nostro pianeta.